Regno Unito: gli investitori Tier 1 possono investire in start-up?

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Da quando i titoli di Stato non sono più un’opzione di investimento per i titolari di visto per investimento, l’attenzione di molti investitori è rivolta alle società del Regno Unito, e numerosi investitori in possesso di un visto di categoria Tier 1 stanno valutando di investire in start-up nel Regno Unito.

Una domanda che sorge spontanea al riguardo è se gli investitori Tier 1 possano investire nel settore delle start-up.

Vi e’ una forte politica a favore degli investimenti esteri nelle start up del Regno Unito: le start up sono fonte di posti di lavoro e innovazione verso il futuro, e trasformano il modo in cui viene fatto business. Le start-up costituiscono una realtà innovativa e ben vista da parte della maggioranza. Richard Branson, fondatore del marchio Virgin e da sempre sostenitore di queste nuove realtà ha affermato “Queste aziende non solo hanno il potenziale per diventare una fonte vitale di occupazione, innovazione e produttività per le economie, ma sono un brillante esempio per le giovani generazioni che creatività, passione e duro lavoro possono cambiare il mondo in meglio”.

Nonostante il favore generale e la possibilità per i titolari di visto di investire in questo campo, è necessario che siano rispettati i requisiti previsti dalle Immigration Rules, incluse le condizioni relative agli investimenti consentiti. In base alle norme menzionate, l’investimento estero del soggetto titolare di visto di categoria Tier 1 previsto per le start-up non può essere inferiore a £2 milioni a titolo di capitale azionario o prestito in “attività commerciali attive e registrate nel Regno Unito”.

L’appendice A delle norme sull’immigrazione specifica che per “attività commerciale attive e registrate” si intende una società che:

  • è registrata presso Companies House;
  • è registrata all’HMRC per l’imposta sulle società e PAYE;
  • disponga di un conto bancario nel Regno Unito in grado di dimostrare la regolare negoziazione dei propri beni e servizi;
  • almeno due dei suoi dipendenti, che non siano amministratori, risiedono nel Regno Unito.

Tale definizione rappresenta un ostacolo immediato per gli investitori di categoria Tier 1 poiché, trattandosi di start-up, le società, pur presentando tutti gli altri requisisti, potrebbero non essere in grado di dimostrare che svolgono scambi regolari di beni e servizi.

Tuttavia, e’ interessante sottolineare che il requisito dell’investimento in una societa’ UK attiva e che svolge attivita’ commerciale viene verificato solamente quando l’investitore richiede un’estensione del visto alla fine del terzo anno (se si tratta di procedura che prevede investimento di 2 milioni di sterline). Pertanto, potrebbe essere contestato che la normativa dovrebbe consentire l’investimento in una start-up del Regno Unito anche se questa non riesce a dimostrare lo svolgimento regolare di un’attivita’ commerciale alla data dell’investimento, ma la stessa sia in grado di provare la sussistenza di detto requisito alla data in cui viene richiesta l’estensione del visto.

Di recente Home Office si è espressa in merito agli investimenti nelle start-up sottolineando che “il richiedente deve mantenere degli investimenti ammissibili a partire da 3 mesi dalla data d’inizio, pertanto la società deve soddisfare i criteri che consentano di definire la stessa  “attiva nel commercio” a partire da questo momento”.

Ecco dunque, che secondo l’interpretazione di Home Office, un investimento in una start- up nel Regno Unito non sarà considerato ammissibile se non sono soddisfatti tutti i requisiti previsti dalle Immigration Rules e la societa’ non e’ in grado di dimostrare un commercio attivo e regolare alla data dell’investimento.

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